Libri

Un altro giro di giostra

Martedì, Maggio 25th, 2010 | Cultura, Libri | Nessun commento

di Tiziano Terzani

Diversamente dalle opere precedenti, come “Buonanotte, signor Lenin”, il libro in questione non ha un fine giornalistico, non contiene cioè la descrizione di eventi che, in quel caso dagli anni settanta in poi, hanno profondamente cambiato il volto dell’Asia. È invece un libro che descrive gli ultimi viaggi di Terzani (da New York a sperduti paesi dell’India, fino al ritiro in un ashram nel Tamil Nadu a studiare i Vedanta, prima, e sull’Himalaya, poi). Viaggiare è sempre stato per Tiziano Terzani un modo di vivere e così, quando gli viene annunciato che la sua vita è ora in pericolo, mettersi in viaggio alla ricerca di una soluzione è la sua risposta istintiva. Solo che questo è un viaggio diverso da tutti gli altri, e anche il più difficile perché ogni passo, ogni scelta - a volte fra ragione e follia, fra scienza e magia - ha a che fare con la sua sopravvivenza. Alla fine il viaggio esterno alla ricerca di una cura si trasforma in un viaggio interiore, il viaggio di ritorno alle radici divine dell’uomo. Un libro sull’America, un libro sull’India, un libro sulla medicina classica e quella alternativa, un libro sulla ricerca della propria identità.
Questo è anche, e soprattutto, uno straordinario viaggio alla ricerca del Sé; come scritto nel libro, infatti, “La pace è da cercare dentroâ€.
Egli con il passare dei mesi, e da quel girovagare passando dalle più moderne macchine “spara-radiazioni” americane alla delicata medicina ayurvedica, fino all’omeopatia, prese coscienza e si rese presto conto che, inconsciamente, si era messo per l’ultima volta in viaggio per curare una malattia che colpisce tutti, la paura della morte.


Mille splendidi soli

Lunedì, Febbraio 15th, 2010 | Cultura, Libri | Nessun commento

di Khaled Hosseini


A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua kolba di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una harami, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione.

Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo, ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.

Maria e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile.

Dall’intreccio di due destini, una storia indimenticabile che mostra la vita delle donne in Afghanistan e che ripercorre la Storia di un paese in cerca di pace, dove l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza.

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Il cacciatore di aquiloni

Lunedì, Gennaio 25th, 2010 | Libri | Nessun commento

di Khaled Hosseini

 

Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a inseguirlo e a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta.

Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan – il ragazzo dal viso di bambola, il cacciatore di aquiloni – è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve partire, tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C’è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più.

Trent’anni di storia afghana – dalla fine della monarchia all’invasione russa, dal regime dei Talebani fino ai giorni nostri – rivivono in questo romanzo coinvolgente e pieno di atmosfera.

 

“Un libro indimenticabile, emozionante come pochi.â€

Isabel Allende

 

“L’onda terribile della Storia travolge le vite dei protagonisti in un romanzo dalla forza straordinaria.â€

People

 

“Questo libro ha un solo difetto: lo si divora fin troppo in fretta.â€

Amazon.com



Mille anni che sto qui

Venerdì, Gennaio 15th, 2010 | Cultura, Libri | Nessun commento

di Mariolina Venezia



Grottole, nei pressi di Matera: dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, le vicende straordinarie e quotidiane dei Falcone, una famiglia lucana cui il destino dona tutto e non risparmia niente, dalla guerra all’emigrazione, dalla fame alla ricchezza, passando per scandali pubblici e furori individuali. Dal capostipite Don Francesco con i suoi barili d’oro sepolti e mai più ritrovati alla piccola Gioia che fugge di casa un secolo dopo per dimenticare tutto e tutti, mille e ancora mille storie d’amore, morte, gelosia, amicizia, mentre intorno infuriano le tempeste della Storia e si susseguono le generazioni passandosi silenziosamente il testimone.

Questo romanzo, pubblicato nel 2006, e che ha visto un forte, immediato successo di critica ed un discreto  riscontro nelle vendite, ha ripreso una notevole rincorsa scalando nuovamente le classifiche grazie alla vittoria all’edizione 2007 del Premio Campiello.



Un indovino mi disse

Martedì, Ottobre 6th, 2009 | Libri | Nessun commento

Tiziano Terzani

Nella primavera del 1976, a Hong Kong, un vecchio indovino cinese avverte Tiziano Terzani: «Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai». Dopo tanti anni, Terzani non dimentica la profezia, ma la trasforma in un’occasione per guardare il mondo con occhi nuovi; decide davvero di non prendere più aerei, senza per questo rinunciare al suo mestiere di corrispondente. Spostandosi per l’Asia in treno, in nave, in macchina, a volte anche a piedi, il giornalista può osservare paesi e persone da una prospettiva spesso ignorata dal grande pubblico. Il documentatissimo reportage si trasforma così in un’appassionante avventura e in un racconto ora ironico ora drammatico, in cui s’intrecciano vagabondaggi insoliti e incontri fortuiti.

Ecco di seguito alcuni frammenti tratti dal libro:

“… Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai», m’aveva detto un indovino. Era successo a Hong Kong. Avevo incontrato quel vecchio cinese per caso. Sul momento quelle parole m’avevano ovviamente colpito, ma non me ne ero fatto un gran cruccio. Era la primavera del 1976, e il 1993 pareva ancora lontanissimo. Quella scadenza però non l’avevo dimenticata. 1977… 1987… 1990… 1991. Sedici anni, specie se visti dalla prospettiva del primo giorno, sembrano tanti, ma, come tutti gli anni, tranne quelli dell’adolescenza, passarono velocissimi e presto mi ritrovai alla fine del 1992. Che fare? Prendere sul serio quel vecchio cinese e riorganizzare la mia vita, tenendo conto del suo avvertimento? O far finta di niente e tirare avanti dicendomi: «Al diavolo gli indovini e le loro fandonie»? A quel punto avevo vissuto in Asia,ininterrottamente, per più di un ventennio - prima a Singapore, poi a Hong Kong, Pechino, Tokyo, infine a Bangkok - e pensai che il miglior modo di affrontare quella «profezia» fosse il modo asiatico: non mettersi contro, ma piegarcisi.â€

“… La profezia era la scusa. La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita, di guardare il mondo con occhi nuovi, di rileggere i classici, di riscoprire che il sole sorge, che in cielo c’è la luna e che il tempo non è solo quello scandito dagli orologi. Questa era la mia occasione e non potevo lasciarmela scappare …â€

“… Mao aveva capito che, per salvare la Cina, bisognava proteggerla contro l’influenza occidentale e farle cercare una soluzione cinese al problema della modernità e dello sviluppo. Nel porsi il problema Mao era stato grande. Grande era stato anche nello sbagliarsi sul come risolverlo. Ma sempre grande, Mao: grande poeta, grande stratega, grande intellettuale e grande assassino. Ma grande come la Cina. Così come ora è grande la sua tragedia. Se qualcuno, fra qualche secolo, riuscirà a guardare indietro alla storia dell’umanità, la fine della civiltà cinese gli dovrà apparire come una grande perdita, perché con quella è finita una grande alternativa la cui esistenza forse garantiva l’armonia del mondo. Non è un caso che siano stati i cinesi a scoprireâ€

Il libro segna un passaggio spazio-temporale degno dei grandi viaggiatori del passato, degli esploratori in cerca di stelle, ghiacci, montagne, deserti … È un percorso tracciato dalla cultura monolitica dell’Occidente imprigionata e intrisa di memoria nelle fluttuazioni molteplici della natura celeste e divina dell’Oriente.


La Classe - Entre les Murs

Mercoledì, Settembre 23rd, 2009 | Libri | Nessun commento

di Franςois Bégaudeau

(2006 Gallimard; 2008 Einaudi)

La Classe, traduzione italiana di Entre les Murs (tra le pareti), è il celebre racconto di un anno di vita scolastica dal quale è stato tratto l’omonimo film vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2008.

Ambientato nella periferia di Parigi, La Classe affronta, prediligendo la forma del dialogo, il problema della difficoltà di insegnare, specialmente in quegli ambienti a forte presenza immigrata, in cui è molto difficile per un insegnante identificarsi nei problemi dei propri ragazzi. Così, attraverso il suo racconto, l’autore e insegnante FranÏ‚ois Bégaudeau passa in rassegna non soltanto le innumerevoli falle di un metodo di insegnamento della lingua ufficiale (il francese) molto discutibile e la difficoltà di stabilire un rapporto di reciproca fiducia e di reciproco rispetto con gli studenti, ma in particolar modo il problema della violenza tra i giovani, del degrado delle periferie delle grandi città, della carenza di stimoli fuori dalla scuola, della mancanza di motivazione negli insegnanti, dell’integralismo islamico, del razzismo, delle leggi sull’immigrazione.

Gli studenti di FranÏ‚ois Bégaudeau sono Marocchini, Senegalesi, Maliani, Afghani, Cinesi. La maggior parte di loro conosce il francese soltanto come seconda lingua e la stragrande maggioranza non ha nessun progetto per il futuro. Quello che li accomuna agli occhi del professore sono le scritte sulle magliette, gli orecchini di plastica, i copricapi e le pettinature. Pochi di loro chiedono ‘perché’, pochi si impegnano per sormontare gli ostacoli linguistici ed avere pieno accesso alla cultura che li accoglie. La maggior parte degli studenti sono frustrati e desolati in un mondo che non riescono a comprendere, o rifiutano a priori l’imposizione di qualsiasi disciplina e di qualsiasi tentativo di comunicazione.

Sebbene nella traduzione molto poco precisa della versione Einaudi questo romanzo non possa essere goduto pienamente, il suo contenuto si rivela significativo sia per capire il mondo degli insegnanti che quello degli studenti, in una civiltà sempre più tesa al multiculturalismo e all’abbattimento delle frontiere.

Sydney Vicidomini

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L’Eleganza del Riccio

Lunedì, Settembre 21st, 2009 | Libri | Nessun commento

di Muriel Barbery (2007)

Siamo davvero così soli? Che valore possiamo dare alla nostra vita e qual è il significato della bellezza? Questi gli interrogativi posti da Muriel Barbery nel suo romanzo a due voci L’Eleganza del Riccio.

Una portinaia in un palazzo chic, che per tutta la vita ha nascosto la sua intelligenza al mondo intero nel tentativo di salvare i luoghi comuni di cui si nutre il mondo, e la ragazzina di dodici anni del terzo piano, dalla mente geniale, che finge di essere normalmente brava per non dare nell’occhio e che ha programmato di suicidarsi e di dare fuoco all’appartamento il giorno del suo tredicesimo compleanno, si raccontano intrecciando le proprie vicende.

Il mondo che raccontano in prima persona è popolato dai personaggi del palazzo di Rue de Grénelle, dai loro vizi e dalla loro cecità rispetto alla bellezza e al senso della vita. La solitudine delle due protagoniste si popola d’incanto quando nel palazzo compare Monsieur Ozu, emblema di una cultura lontana che incarna le aspirazioni estetiche delle protagoniste, personaggio che permetterà loro, finalmente, di incontrarsi e di scoprirsi anime gemelle.

La moltitudine di incontri che sarà generata da quest’evento condurrà sia la portinaia che la ragazzina a modificare, per motivi fortuiti, i propri progetti sull’avvenire e le proprie convinzioni sull’esistenza umana.

Un romanzo comico e commovente, una dissertazione filosofica sotto forma di narrativa, una satira che mette in discussione i valori del luogo comune, che smaschera le loro reali intenzioni, mettendoli a confronto con una diversa cultura del bello. Assolutamente da leggere.

Sydney Vicidomini

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Viaggio al centro della terra

Giovedì, Marzo 26th, 2009 | Libri, Rubriche | Nessun commento

di Jules Verne

In un vecchio manoscritto il professor Lidenbrock, geologo e mineralogista, scopre un testo cifrato in cui è scritto che attraverso il cratere dello Sneffels, vulcano estinto dell’Islanda, è possibile penetrare fino al centro della Terra! Folgorato dalla scoperta, Lidenbrock raggiunge la fredda isola dell’Islanda e intraprende l’avventurosa discesa nelle viscere del pianeta in compagnia del suo giovane nipote e di una guida islandese.

Nel racconto delle prodigiose avventure che si susseguono in questo libro, la potente immaginazione di Jules Verne – già sperimentata in geniali anticipazioni di imprese astronomiche (Dalla Terra alla Luna) e di navigazioni sottomarine (Ventimila leghe sotto i mari) – raggiunge il vertice in un viaggio meraviglioso e fantastico nel cuore della natura.

Molti sono i pregi di un’opera come questa, capace di trasportare il lettore in un mondo strano e affascinante in un cui non tutto va nel verso giusto, anzi alcune cose andranno proprio in maniera opposta al normale. I caratteri psicologici dei personaggi con l’irrefrenabile sete di conoscenza del Professor Lidenbrock, il desiderio di tornare al più presto a casa per sposarsi di Axel e l’assoluta fedeltà e lealtà del gigante islandese Hans vi immergeranno a tal punto nella vicenda che non vedrete l’ora di terminare la lettura.


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La custode di mia sorella

Giovedì, Gennaio 8th, 2009 | Libri, Rubriche | Nessun commento

di Jodi Picoult

Anna ha tredici anni, non è malata ma è come se in fondo lo fosse. Sa perfettamente come nascono i bambini e, per quanto le riguarda, sa soprattutto il perché. È stata, infatti, geneticamente «programmata» per essere donatrice compatibile di sua sorella maggiore Kate, malata di una grave forma di leucemia che l’ha colpita in tenera età.

Anna è stata concepita per un ruolo che non ha mai messo in discussione prima. Quando i genitori, tuttavia, le chiedono un rene per salvare la sorella da un’infezione fatale, Anna prende una decisione inaspettata, che sconvolgerà la vita di tutti i suoi cari: fa causa alla sua famiglia. Perché nessuno le chiede il suo parere? Perché si dà per scontato che lei sia disponibile?

Nel groviglio di amore, dolore e ribellione che lega tra loro i personaggi della storia, Jodi Picoult scava e indaga, regalandoci un romanzo corale che, con lucidità e coraggio, ci fa riflettere su cosa significhi essere bravi genitori, bravi fratelli e brave persone; se sia moralmente corretto salvare la vita di un bambino quando ciò significa violare i diritti di un altro; se bisogna seguire il proprio cuore o lasciare che siano gli altri a condurci.

Un racconto semplicemente unico nella sua bellezza. Una storia dolorosa che tocca argomenti delicati che portano il lettore a riflettere sulla psicologia delle dinamiche familiari e sulla sua complessità.


La solitudine dei numeri primi

Martedì, Dicembre 9th, 2008 | Libri, Rubriche | Nessun commento

di Paolo Giordano

Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i cosiddetti numeri primi. Sono numeri divisibili solo per se stessi e per uno. Come tutti gli altri, se ne stanno schiacciati tra due o più numeri. Tuttavia hanno qualcosa di strano, si distinguono dagli altri e conservano un alone di seducente mistero che ha catturato l’interesse di generazioni di matematici. Fra questi, esistono poi dei numeri ancora più particolari e affascinanti. Gli studiosi sono soliti definirli “primi gemelliâ€: sono due numeri primi separati da un unico numero. L’11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza; ma, gli studiosi assicurano, anche quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatterà in altri due gemelli, stretti l’uno all’altro nella loro solitudine.

Mattia e Alice, i protagonisti di questo romanzo, sono così: due persone speciali che viaggiano sullo stesso binario. Possono arrivare fino quasi a lambirsi, ma sono destinati a non incontrarsi mai. Sono due universi implosi, incapaci di aprirsi al mondo che li circonda, di comunicare i pensieri e i sentimenti che affollano i loro abissi. Due storie difficili le loro, due infanzie compromesse da un pesante macigno che si trascina nel tempo affollando le loro fragili esistenze fino alla maturità.

“Alle volte si prendono decisioni in pochi secondi le cui conseguenze vengono scontate per anniâ€. Tra gli amici, in famiglia, sul lavoro, Alice e Mattia portano dentro e fuori di sé i segni di un passato terribile. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo fino a portarli a un isolamento atrocemente arreso.

Paolo Giordano descrive la parabola di queste due giovani esistenze attraverso parole commosse eppure lucidissime. Il tono del romanzo cresce non appena ci si inoltra nel racconto e nelle vite dei protagonisti. Anche la sintassi e la complessità della frase si evolvono a mano a mano che i due ragazzi crescono, guidandoci in un percorso che conduce lentamente verso significati più acuti. Le descrizioni quasi elementari dei primi capitoli, quando le vite di Mattia e Alice devono ancora incrociarsi, lasciano il posto a una profondità di pensiero imprevedibile e inaspettata. Il linguaggio si affina, le frasi si intrecciano, i pensieri si complicano.

La solitudine dei numeri primi è un romanzo che ci cresce tra le mani, che parte in sordina per esplodere nel finale, è un’opera delicata e terribile allo stesso tempo in cui, al posto degli adolescenti belli e perfetti che affollano le pagine dei romanzi contemporanei, emergono due protagonisti imperfetti e marginali.

I turbamenti e le cicatrici, i fallimenti mai confessati e l’incapacità di vivere quelli che normalmente sono considerati successi, insomma tutta l’umanità scartata dagli altri scrittori, entra nelle pagine di Paolo Giordano. Egli tocca con sguardo lucido e profondo, con una scrittura di sorprendente fermezza e maturità, una materia che brucia per le sue implicazioni emotive. E regala ai lettori un romanzo capace di scuotere per come alterna momenti di durezza e di spietata tensione a scene più rarefatte e di trattenuta emozione, piene di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

 


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