Cultura

Un altro giro di giostra

Martedì, Maggio 25th, 2010 | Cultura, Libri | Nessun commento

di Tiziano Terzani

Diversamente dalle opere precedenti, come “Buonanotte, signor Lenin”, il libro in questione non ha un fine giornalistico, non contiene cioè la descrizione di eventi che, in quel caso dagli anni settanta in poi, hanno profondamente cambiato il volto dell’Asia. È invece un libro che descrive gli ultimi viaggi di Terzani (da New York a sperduti paesi dell’India, fino al ritiro in un ashram nel Tamil Nadu a studiare i Vedanta, prima, e sull’Himalaya, poi). Viaggiare è sempre stato per Tiziano Terzani un modo di vivere e così, quando gli viene annunciato che la sua vita è ora in pericolo, mettersi in viaggio alla ricerca di una soluzione è la sua risposta istintiva. Solo che questo è un viaggio diverso da tutti gli altri, e anche il più difficile perché ogni passo, ogni scelta - a volte fra ragione e follia, fra scienza e magia - ha a che fare con la sua sopravvivenza. Alla fine il viaggio esterno alla ricerca di una cura si trasforma in un viaggio interiore, il viaggio di ritorno alle radici divine dell’uomo. Un libro sull’America, un libro sull’India, un libro sulla medicina classica e quella alternativa, un libro sulla ricerca della propria identità.
Questo è anche, e soprattutto, uno straordinario viaggio alla ricerca del Sé; come scritto nel libro, infatti, “La pace è da cercare dentroâ€.
Egli con il passare dei mesi, e da quel girovagare passando dalle più moderne macchine “spara-radiazioni” americane alla delicata medicina ayurvedica, fino all’omeopatia, prese coscienza e si rese presto conto che, inconsciamente, si era messo per l’ultima volta in viaggio per curare una malattia che colpisce tutti, la paura della morte.


Politist, adjectiv (2009)

Domenica, Aprile 18th, 2010 | Cinema, Cultura | Nessun commento


‘Un film sulle parole, sui significati, sulle coscienze’, così l’attrice principale, Irina Saulescu, descrive il film di Corneliu Porumboiu al festival del cinema internazionale Linea d’Ombra.

 

Niente azione, inseguimenti, scazzotate e sparatorie, niente estenuanti indagini per il protagonista di questo poliziesco rumeno, Cristi (Dragos Bucur). La sua missione, meticolosamente spiata dall’occhio del regista: pedinare un adolescente che, ad una determinata ora del pomeriggio, si ferma con una ragazza e un amico a fumare hashish nel cortile dell’asilo 14. L’obiettivo, incastrare il ragazzo per spaccio. Cristi non vuole: il ragazzo fuma, non spaccia. Inoltre in Repubblica Ceca, dice, si può fumare hashish per strada senza che nessuno si lamenti, e presto la legge cambierà anche in Romania: perché rovinare la vita ad un ragazzino per uno spinello? Una questione di coscienza.

 

Peccato che il vocabolario, l’accademia rumena e il suo stesso ruolo di poliziotto non siano dalla sua parte.

 

Un film lento, che trasmette impazienza attraverso le sue lunghe attese, e in cui la tensione per un problema che ai nostri occhi pare quasi inesistente viene smorzata da momenti di comicità in cui è la grammatica stessa, della lingua e del mondo, ad apparire ridicola.

Sydney Vicidomini


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Rusalka

Martedì, Marzo 23rd, 2010 | Cinema, Cultura | Nessun commento

  • Rusalka (2007), un film di Anna Melikjan, potrebbe sembrare, dalle prime scene, una sorta di versione russa de Il Favoloso Mondo di Amélie. La combinazione dei temi trattati nel film francese - un’infanzia fuori dal comune, l’essere catapultati nel mondo degli adulti dopo anni di reclusione, la commistione di elementi realistici e fantastici, il sovrapporsi continuo della realtà e del sogno - con scenari tipicamente russi, fanno di questo film un interessante esempio dell’incontro tra la cultura russa e la cultura europea contemporanee, un tema già discusso nella letteratura russa fin dal XVIII secolo.

Rusalka, l’ondina delle antiche fiabe russe, è lo pseudonimo dell’eroina del film: Alisa. Sulla scia del suo antenato, prototipo dell’eroe nazionale russo rappresentato nella famosa fiaba di Tolstoj Ivan lo Scemo, Alisa è una perdente cronica. Passa la propria infanzia sulla spiaggia, ad aspettare un padre che non incontrerà mai e a soffiare contro il mare affinché il mare le risponda. Incendia la casa per sabotare una relazione di sua madre, si cimenta nel balletto ma i suoi sogni vengono infranti molto presto,  viene costretta a far parte di un coro. Il giorno in cui viene annunciata la fine del mondo e la fine del mondo si rivela essere un bluff, Alisa smette definitivamente di usare la sua voce, e viene in seguito trasferita in una scuola per portatori di handicap.

A 17 anni, Alisa, facendo il suo solito gioco di soffiare contro il mare, scopre di avere dei poteri speciali: il suo solo soffiare, infatti, provoca un cataclisma nel piccolo paese in cui vive. Insieme alla mamma e alla nonna, Alisa si trasferisce a Mosca, catapultandosi così in un mondo caotico e assurdo che contribuirà ad accrescere il senso di inadeguatezza e l’incapacità a controllare i poteri che ha recentemente scoperto di avere.

Ma, a Mosca, Alisa incontra il suo primo amore (non corrisposto), grazie al quale ricomincerà a parlare, darà una svolta alla sua vita e si sentirà finalmente felice. Tra i poteri di Alisa c’è quello di prevedere il futuro degli altri e di evitare, così, la morte del proprio innamorato, ma non c’è, purtroppo, quello di prevedere il proprio destino.

Rusalka riserva ai propri spettatori un finale imprevedibile, totalmente diverso da quello del suo sosia francese, Amélie. L’eroina russa, graziata dalla fortuna e dalla propria bontà d’animo nonostante la propria pigrizia e i propri insuccessi, incontra un destino molto lontano da quello delle antiche fiabe, passando improvvisamente dall’essere l’assoluta protagonista della favola ad un elemento secondario dello sfondo di una storia che scorre anonima e ordinaria, senza particolari magie e senza effetti speciali.

Sydney Vicidomini

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Mille splendidi soli

Lunedì, Febbraio 15th, 2010 | Cultura, Libri | Nessun commento

di Khaled Hosseini


A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua kolba di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una harami, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione.

Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo, ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.

Maria e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile.

Dall’intreccio di due destini, una storia indimenticabile che mostra la vita delle donne in Afghanistan e che ripercorre la Storia di un paese in cerca di pace, dove l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza.

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Mille anni che sto qui

Venerdì, Gennaio 15th, 2010 | Cultura, Libri | Nessun commento

di Mariolina Venezia



Grottole, nei pressi di Matera: dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, le vicende straordinarie e quotidiane dei Falcone, una famiglia lucana cui il destino dona tutto e non risparmia niente, dalla guerra all’emigrazione, dalla fame alla ricchezza, passando per scandali pubblici e furori individuali. Dal capostipite Don Francesco con i suoi barili d’oro sepolti e mai più ritrovati alla piccola Gioia che fugge di casa un secolo dopo per dimenticare tutto e tutti, mille e ancora mille storie d’amore, morte, gelosia, amicizia, mentre intorno infuriano le tempeste della Storia e si susseguono le generazioni passandosi silenziosamente il testimone.

Questo romanzo, pubblicato nel 2006, e che ha visto un forte, immediato successo di critica ed un discreto  riscontro nelle vendite, ha ripreso una notevole rincorsa scalando nuovamente le classifiche grazie alla vittoria all’edizione 2007 del Premio Campiello.



Bracigliano - Viaggio Sentimentale

Domenica, Dicembre 7th, 2008 | Cultura, Libri, Rubriche | Nessun commento

di Elia Sellitto

Lo scrittore, supportato da uno spirito di approccio nuovo e da fini del tutto diversi da quelli di una ricerca storica classica e tradizionale, con questa breve opera intende fornire uno strumento agile, appassionato ed attento, che possa aiutare a conoscere, a capire ed infine ad amare un paese ed un circondario, carichi certamente di storia, ma ricchi anche di risorse ambientali e culturali.

Rivive avido ed appassionato in quest’opera il Parco Letterario “Lo cunto de li cuntiâ€. Esso, ispirato al capolavoro di Giambattista Basile, intensamente voluto da Bracigliano e incardinato nei Comuni della Valle, di cui questo libro è una palpante testimonianza, rappresenta un’occasione preziosa per attivare energie spesso sommerse, portando alla luce una geografia ed una storia, che a pieno diritto possono essere offerte ad una fruizione sempre più amorosa e consapevole.

Elia Sellitto è stato professore e quindi sa come insegnare, come comunicare notizie talvolta astruse, difficili, per coinvolgere ed interessare senza annoiare. Allo stesso tempo egli è anche, o forse prima di tutto, poeta, portato quindi a sentire lo spirito dei luoghi e ad immergersi in essi.

Nel dolce racconto che lentamente, ma allo stesso tempo in modo suggestivo, si dipana come dal rotolo di una matassa a prima vista potrebbe sorprendere che Bracigliano ed il suo entourage siano stati coinvolti in fatti decisivi per la storia delle nostre terre; che abbiano partorito uomini poco noti, ma di sana e robusta costituzione mentale e morale, fornendo un contributo affatto episodico e trascurabile allo sviluppo del nostro Mezzogiorno.

A ben guardare, questo libro è stato scritto non solo per riportare alla mente delle persone anziane ricordi sbiaditi nel tempo, ma soprattutto per i giovani, al fine di destare curiosità più che dare notizie acquisite, suscitare con dignità ed umiltà sentimenti nella geografia di una Valle, che attende ancora di essere scoperta come scrigno di bellezze inedite.


La sfida

Domenica, Dicembre 7th, 2008 | Cultura, Libri | Nessun commento

di Elia Sellitto           

            Questa raccolta di poesie disegna il percorso di una vita, che oggi ondeggia di fronte al consumismo senza fine, all’interesse pietoso, alla follia generale che sembra avvolgere l’umano destino. Il carattere certamente riservato del poeta favorisce la confessione, la denuncia e la variazione sui temi della vita e della morte, con malinconia ed ironia, che non esclude, a volte, persino l’allegria.

            Elia Sellitto bene lo descrivono alcune note di recensione.

“… Temperamento altamente poetico, Elia Sellitto soffre per le guerre, le violenze, per l’indifferenza alla fame nel mondo, per il consumismo sfrenato, per la natura che brucia, per l’ipocrisia e gli egoismi . Profondamente turbato, protesta con tutta la forza che ha dentro e, al tempo stesso, spera che il mondo trovi i valori sulla retta via; il mondo non può, non deve tollerare che diventi Da festa di natura un cimitero/per l’insano gioco a morte di quest’Uomo, proprio come recita il finale della sua poesia – da Fiamme nel bosco, 2004.†(Michele Sessa).

“… Per comprendere la poesia di Elia Sellitto nei suoi lavori bisogna prima di tutto immedesimarsi nel mondo dei suoi contrasti e delle sue attese, e rendersi partecipi del grande ed immenso tormento che lo angustia e lo affanna nel suo aspro cammino esistenziale. È il dubbio che insidia la sua vita, il senso dell’incertezza …, il dissidio tra il finito e l’infinito, tra la vita e la morte. Appena t’immergi nella lettura dei suoi versi, cogli subito l’immensità del suo dramma, ma Elia Sellitto è anche il poeta che invita la bambina a non cogliere i fiori Accarezzali soltanto./Lasciali là/dove Dio li mise./I fiori colti/sono fiori uccisi, – da Non cogliere i fiori, 2004. La sua umanità è anche per i vecchi che sono soli e piangono per l’irriverenza dei loro figliuoli: Ecco gli eroi senza monumento./Discreti se ne stanno ed appartati./Poveri vecchi, pieni di decoro, – da Piangono i vecchi, 2004. E perché non ricordare anche l’invito agli zampognari a restare antichi? Tornate così, pastori/con gli scarponi a chiodi./Montanari, restate così./Non smettete quel giaccone di velluto./Non ammodernate la zampogna./Vergini di civiltà./Restate antichi!, – da Fiorisce un cenacolo, 2004.†(Carmine Manzi).

“… Le composizioni di Elia nascono precise, chiare, compatte; raccontano la stagione matura di un uomo che sempre più fatica a riconoscersi nella società che lo circonda, profondamente perplesso e turbato dal patto spezzato tra umanità e natura. Forse che/dal viver nostro aborra l’uomo delle caverne/e dica: Sono contento/del mio stato antico. – da Progresso, 2004. L’armonia del mondo sembra irrimediabilmente compromessa ed Elia si serve di parole puntate, solide, taglienti, corrispondenti nel suono per connotare la sua protesta solitaria, che si carica, occorre dire, di una sentita coscienza civile, senza enfasi, senza retorica.†(Francesco D’Episcopo).


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