5 - II Edizione
Sabato 20 Ottobre 2007 (Articolo)
Compagnia “La proposta” di Altavilla Silentina (SA)
in TI PRESENTO I MIEI da un’idea di Alfredo Crisci
regia di Alfredo Crisci
I due protagonisti, Gianni e Lulù sono proprietari e gestori di un teatro-cabaret per soli omosessuali, denominato “La gabbia dei gayâ€.
Gianni ha una figlia, Magghie di venti anni, avuta da una precedente relazione etero con Sonia.
La ragazza, abbandonata da quest’ultima è stata cresciuta dalla coppia omosessuale.
Durante una vacanza si innamora di Andrea, figlio di Anita, politico leghista e ferma assertrice del federalismo e della devolution.
I due decidono di sposarsi e, per l’occasione, come è giusto che sia, le due famiglie si dovranno incontrare.
Cosa succederà ………………?
E’ un’adorabile commedia che esalta il gusto dell’eccentrico e penetra con molta sensibilità nel mondo dei “diversiâ€, non soltanto per trarne motivo di divertimento, sempre accattivante e mai volgare, ma anche per mostrare come quest’ultimi vivano umanissimi drammi e tormenti affini a quelli di una qualsiasi persona etero. Difatti, l’arrivo della suocera sconvolgerà non poco il tranquillo menage della coppia.
Il lavoro termina volutamente con il pensiero di Lulù nel quale lei auspica un mondo in cui si possa arrivare ad avere profondo rispetto per tutte le minoranze.
Venerdì 26 Ottobre 2007 (Articolo)
“Teatro Novecento” di Salerno
in IL RIVOLUZIONARIO di Maurizio Igor Meta
regia di Cinzia SitÃ
Cinque monologhi in cui sono protagonisti altrettanti personaggi che incarnano l’attualità dell’assurdità e della follia della società contemporanea.
Un venditore arrivista è intento a vendere oggetti per lo più inutili, spinto solo dalla smania del profitto. Un giovane senzatetto, invece, è alle prese con il problema quotidiano di mangiare e di dormire, senza perdere di vista la volontà di migliorare la sua preparazione culturale. Un grande pugile, partito con uno di quei treni dove esisteva ancora la “terza classe, quella con i sedili di legno duroâ€, da misero e sconosciuto dilettante, ritorna da campione ma la gloria come viene così va via lasciandolo dimenticato e abbandonato. Non poteva mancare, poi, un tifoso fanatico la cui massima aspirazione è diventare uno della Curva, appartenere a quel “branco†che, come lui, fa della violenza non una moda, ma uno stile di vita, una forma d’arte. Infine c’è uno scrittore rivoluzionario e disilluso, che aprirà e chiuderà lo spettacolo, osservatore del moderno “sistemaâ€, che rinuncia a scrivere pur di non farsi catalogare anche lui.
Cinque personaggi autonomi e profondamente diversi, ma che in fondo muoiono e rinascono l’uno dentro l’altro. Lo spettacolo diventa così un monologo unico, fatto di momenti anche comici, ma più spesso amari e si presta quindi ad una profonda riflessione ovvero ad una “rivoluzioneâ€.
Domenica 4 Novembre 2007 (Articolo)
“Compagnia Dei Fools” di Roma
in IL BINARIO di Giorgio Spaziani
regia di Orfeo - Sartore - Spalvieri
Commedia noir ricca di colpi di scena, una riflessione ironica ed intelligente sulla vita e sulla morte, intervallata da momenti estraniati ed assurdi. Ambientata in una stazione ferroviaria, “…il luogo non luogo per eccellenza†che in alcuni tratti può ricordare una discarica o uno studio televisivo, “Binario†è commedia attuale che attraverso lo sghignazzo s’interroga sull’importanza di scelte fatte o subite, sulla consapevolezza di sé e sull’inconsapevolezza di sé.
Il tutto con la leggerezza di un ritmo incessante e situazioni comiche che sfiorano il ridicolo.
Sabato 10 Novembre 2007 (Articolo)
Compagnia “Media Aetas Teatro” di Napoli
in ANTICA BABILONIA di Carmine Borrino
regia di Roberto Azzurro
Gianni, un ventenne come tanti. Lontano da casa ascolta le canzoni di Nino D’Angelo, gli parlano della sua terra, dei suoi amori. Telefona spesso alla mamma, al padre, parla con la sorella, discorsi banali, che parlano di quotidiano, di ingenuità . Ha nostalgia di casa Gianni, ma non è un emigrato, e nemmeno uno studente fuori sede. È un soldato, ma non è di leva. È in guerra Gianni, a Nassirja. Ma non può chiamarla guerra, perchè è lì in “missione di paceâ€. Ma si muore. E lui è destinato ad una fine che beffarda lo porterà via dal suo piccolo mondo pochi giorni prima del suo agognato rientro a casa. Una morte celebrata da autorità , mass media, dalle lacrime di coccodrillo del potere.
Un copione lucido, emozionante, senza ipocrisie. Gianni è un ragazzo come tanti, non ha dei fortissimi ideali, un po’ qualunquista ma la morte lo renderà , suo malgrado, un eroe, come quelli cantati da Omero. Avvolto sulla scena in un buio appena squarciato da fasci di luci è collocato in quello stato di solitudine in cui vive e muore il suo personaggio.
Venerdì 16 Novembre 2007 (Articolo)
Associazione “Teatro Rebis” di Macerata
in LUCKY E POZZO di Andrea Fazzini
regia di Andrea Fazzini
Quando è il popolo a creare il proprio dittatore
Lucky e Pozzo sono due vagabondi allacciati da un legame indissolubile: una corda che regge in mano Pozzo e che circonda come un cappio il collo di Lucky.
Lucky è una sorta di bestia da soma che trascina il suo padrone lungo le desolate lande della terra, vivendo degli scarti lasciati da Pozzo lungo la strada. Ma il loro legame va oltre quello materiale. Pozzo apparentemente è colui che comanda, Lucky è invece colui che ubbidisce, è uno knuk, una moderna versione del buffone medievale, un servo utile solamente a servire il proprio padrone.
Ma in questa versione i ruoli gradatamente si capovolgono, emergono in superficie le radici sopite del loro rapporto, e appare sempre più evidente che è Lucky il vero motore della coppia, è lui che decide di essere comandato, è lui che impone a Pozzo il ruolo di padrone.
Pozzo nella seconda parte diverrà cieco, Lucky incredibilmente svelerà al pubblico la sua vera natura, ma ciò che rimane costante nel trascorrere del tempo è l’abulia del loro pellegrinaggio, l’incapacità di trovare un senso alla loro ricerca e allo stesso tempo l’impossibilità a rinunciarvi – con un velo di strana speranza che incupisce paradossalmente il loro commiato.
Serata di premiazione
Domenica 25 Novembre 2007 (Articolo)
“Compagnia Stabile Città di Mercato San Severino”
in LO ZOO DI VETRO di Tennessee Williams
regia di Alfonso Capuano
L’intreccio è piuttosto semplice, quasi banale. Una famiglia americana degli anni ’30 che vive il dramma dell’abbandono e della solitudine, una famiglia chiusa in sé, un piccolo zoo, in cui ognuno sogna la fuga e teme la lontananza. Amanda, la madre, rappresenta la spinta centripeta, quell’attrazione fatale per l’ordine, per il mantenimento di un nucleo familiare apparentemente solido e unito. Al polo opposto è Tom, il giovane in cerca di avventure, in cerca di piaceri, mosso come suo padre dall’esigenza di fuggire e di scrollarsi dalle spalle quella famiglia opprimente. Fra loro Laura, ragazza fragile, timida, inadatta alla vita, chiusa in casa fra vecchie canzoni al grammofono e le statuette del suo zoo di vetro.
La visita di un vecchio amico, la speranza subito delusa di un futuro, l’ennesima illusione spezzata rompono per sempre la cappa opprimente di apparenza e vergogna.
I protagonisti si rivelano come le statuette dello zoo di Laura: la madre è la tigre protettiva e feroce verso i suoi cuccioli, il figlio un uccello chiuso in voliera e desideroso di emigrare, la figlia un somarello zoppo che sogna di diventare un unicorno. Anche loro un piccolo zoo, anche loro di vetro: apparentemente forti, luminosi, splendenti, ma in realtà profondamente fragili, pronti a rompersi ad ogni più piccolo movimento. E sarà così: non soltanto l’unità apparente della famiglia si infrangerà di fronte alla realtà , ma la stessa identità individuale dei personaggi dovrà per sempre fare i conti con incrinature profonde e insanabili.
VINCITORI